Settimana Mariana 2011 - Lezione di P. Giuseppe Galassi - MARIA DONNA EUCARISTICA

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 Lezione di P. Giuseppe Galassi dell'Ordine dei Servi di Maria

MARIA DONNA EUCARISTICA

10 SETTEMBRE 2011

PARROCCHIA MARIA SS. ANNUNZIATA - LEONFORTE

Maria Donna Eucaristica non è un titolo dato a caso dal beato Giovanni Paolo II,  c’è anche, a tal proposito,  una sua   bellissima preghiera. Giovanni Paolo II attribuisce a Maria il titolo di Donna Eucaristica perché ella  ha offerto il suo grembo per l’incarnazione  di Gesù, e nello Spirito del Magnificat chiediamo di insegnarci ad essere uomini e donne eucaristici .Possiamo trovare

 un’ antica tradizione di Maria Ostensorio di Gesù  nell’immagine della Santissima Annunziata di Firenze, nella quale  sul terminale del bracciolo della poltrona in cui è seduta la Madonna vi  è un antico ostensorio,  siamo nel 1252 e già vi è l’immagine di Maria ostensorio di Gesù.  Quindi Maria Donna Eucaristica come colei  che ha contenuto Gesù, il pane disceso dal cielo.

L’undici settembre si  concluderà il Congresso Eucaristico Nazionale ad Ancona  dal titolo “ Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Tema del  Congresso è stato la meditazione del capitolo VI del Vangelo di Giovanni: Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, in cui Gesù parla  dell’Eucaristia, Egli dopo aver sfamato cinquemila persone, ha  compassione della  folla che la  ritrova ancora al di là del lago di Genezaret e che quasi lo rimprovera: “ come te ne sei andato? “ , “ ci hai lasciati ?”  e Gesù  risponde:  ” Voi mi cercate perché ieri vi siete sfamati ma vi darò un altro cibo, io sono il pane disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna “. L’azione si svolge nel presente, quindi la vita eterna non sta a significare la vita dopo la morte, ma vita eterna è  uguale a vita di grazia cioè la presenza di Dio nella nostra vita, guai se ci allontaniamo da Lui, se avviene ciò si fa aventi il concorrente, il Demonio e ci tira dalla sua parte. Quindi quando mangiamo il corpo e il sangue di Cristo abbiamo in noi la presenza di Dio che diventa guardia del corpo,  scudo, baluardo, quasi a dire guai a chi si avvicina a questa persona da me protetta, da me difesa, chi ha Dio non deve avere paura di niente, neanche delle malattie, perché non è la malattia la disgrazia dell’uomo ma le disgrazie dell’uomo sono le malattie dell’anima e soprattutto il peccato. Allora se Dio è presente nessuno si farà avanti, “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, ha la presenza di Dio nella sua vita, ha la vita, ha la grazia, ha Dio con lui, allora l’Emmanuele, il Dio con noi, diventa il Dio per me, per me si è incarnato, per me si è fatto uomo, per me si è messo in Croce, per me si è fatto Eucaristia, e Giovanni Paolo II,  la notte di Natale del 1990 quando aprì il decennale della nuova evangelizzazione, affermò con chiarezza: “ Gesù si è incarnato per te”, se fossi stato solo tu al mondo  si sarebbe incarnato lo stesso, questa deve essere la garanzia: per me è sceso sulla terra, per me si è fatto riconciliazione e per me ha costituito la Chiesa.

Dinanzi  all’affermazione “ Io sono il pane disceso dal cielo “ oppure “ chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, i  Farisei e Sadducei, le classi dominanti ai tempi di Gesù, e da premettere che  i Sadducei non credevano  alla risurrezione dei morti, si scandalizzarono e cominciarono ad andarsene abbandonando Gesù, anche alcuni discepoli si allontanarono e addirittura lo accusarono dicendo: “ il tuo discorso è troppo duro come puoi darci la tua carne da mangiare quando i nostri padri ci hanno detto della manna del deserto?  questo discorso è duro” , allora Gesù replicò: “ se volete andare, andatevene ,siete liberi, nessuno vi costringe, volete essere liberì? Andate” Pietro a sentire ciò esclamò :” Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.”.

A chi possiamo affidarci, di chi possiamo fidarci? Solo di te Signore. Gesù è l’assoluto, non ce n’è un altro. Ai giorni d’oggi, si potrebbe attualizzare la replica di Pietro: “Gesù da chi andremo?” Dei politici non ci possiamo fidare o affidare, dei professionisti peggio di peggio, addirittura oggi neanche dei parenti ci possiamo fidare o confidare, da chi andremo? Siamo come quella folla senza pastore e senza guida, ecco perché Gesù fece il miracolo della moltiplicazione dei pani,  ebbe compassione, perché vide la folla come un gregge senza guida. Gesù si prende cura di noi anche fisicamente non solo con i miracoli ma anche sfamandoci ed ecco allora il collegamento: con la comunione eucaristica mangiamo la divinità.

Questa Chiesa parrocchiale oltre ad essere la casa di Dio in mezzo alle vostre case  è anche l’aula scolastica, l’altare rappresenta la cattedra, la tavola dove si mangia e il tavolo dove si sacrificavano le vittime di olocausto a Dio Padre e dove si offriva l’incenso. Quindi i Padri della Chiesa, agli inizi delle prime comunità cristiane, identificavano questo luogo come sala da pranzo e anche come aula di Dio dove ci si riuniva per ascoltare la sua parola. L’assemblea liturgica, la parola assemblea dal greco  Ἐκκλησία, ecclesìa ,significa luogo dove ci si raduna presso qualcuno per essere rifocillati, è formata da tutti voi ed ecco che Gesù ebbe a dire: venite voi tutti che siete affaticati, oppressi, depressi, scoraggiati, demotivati, arrabbiati, delusi venite a me, sono io il vostro medico, sono io il vostro ristoro ed imparate da me che sono mite e umile di cuore; quindi sostare presso qualcuno, questo qualcuno non è un anonimo ma porta il nome di papà, Abbà, nella lingua aramaica, parlata da Gesù, era il diminutivo vezzeggiativo di  papà, che tradotto in italiano vuol dire papino, Gesù si rivolgeva a Dio chiamandolo “papino mio”. Abbà era un termine proibito dalla Legge Mosaica, al limite solo i bambini in tenerissima età potevano usarlo,e  uno dei motivi per cui Gesù venne condannato fu  perché ebbe l’ardire di usare questo termine in pubblico, pensate un po’ Dio che si fa chiamare con un diminutivo vezzeggiativo. Allora questo qualcuno è il papà che  riunisce  tutta la famiglia e ci invita a mangiare insieme la divinità, antidoto contro ogni male. Giovanni Paolo II in quel famoso documento “Novo Millenium Ineunte “, cioè all’inizio del terzo millennio, parla dell’Eucaristia come l’essenzialità dell’essere cristiano e ribadisce il concetto che senza Eucaristia non si può vivere  nel Congresso Eucaristico di Bari. Allora, la Chiesa è  l’aula di Dio, la sala da pranzo del papà dove ci aspetta, dove ci convoca e dove mangiamo la divinità. Cos’ è allora l’Eucaristia? Dico Eucaristia e non  messa, eliminate dal vostro linguaggio la  parola messa perché è fuori posto, essa è diventata di uso comune e viene fuori dall’espressione latina che si dice a conclusione della celebrazione eucaristica “ andate in pace la messa è finita “ “ Missa est “ da qui è derivato il nome messa, ma non è corretto, il termine corretto è Eucaristia cioè rendimento di grazie al Padre. Allora l’Eucaristia è un pranzo, e dobbiamo esaminare gli elementi che caratterizzano un pranzo: abbiamo l’invito al quale bisogna rispondere, c’è un’accoglienza, c’è l’offerta di doni, c’è soprattutto il sacrificio nel preparare il pranzo e infine c’è la comunione nel ritrovarci insieme.

Allora Maria è Donna Eucaristica perché nella sua vita ha saputo integrare i cinque elementi che costituiscono l’Eucaristia: primo elemento invitato, Dio mi sta invitando, io vado a celebrare l’Eucaristia cioè rispondo all’invito, è Dio che mi accoglie, è Dio che mi sta ospitando. Allora, io che senso ho dell’accoglienza dell’altro nella mia vita?, che senso ho dell’ospitalità?, ospitare dentro di me tutti gli altri, e qui c’è quella bellissima espressione di San Benedetto “ abitati” riempiti degli altri, vedi dentro di te se c’è veramente spazio per ospitare gli altri, abitati, parlati perché soltanto allora riuscirai ad ospitare gli altri, ad ascoltare gli altri. Quindi Dio mi accoglie e nello stesso tempo mi educa ed ecco il secondo elemento l’Ascolto, cosa ascoltiamo oggi? Non riusciamo più ad ascoltarci gli uni gli altri perché la vita è diventata tutta una corsa, non c’è tempo, i mariti non ascoltano le mogli, i genitori non ascoltano i figli, i professori non ascoltano gli alunni, i preti non ascoltano i parrocchiani. Quindi cosa ascoltiamo oggi? : la televisione, i messaggi di internet o sul cellulare, che sono dei surrogati pericolosi anche per la salute, quindi ascoltiamo tutt’altro e non ascoltiamo neanche noi stessi, ecco perché San Benedetto diceva “ abitati, parlati, ascoltati” perché tu sei unico non c’è un altro uguale a te. Ma noi oggi preferiamo ascoltare le chiacchiere, viviamo in una cultura fatta da ciarlatani, chi più urla più ha ragione, chi dice più parolacce è più simpatico e da qui la spudoratezza anche nel linguaggio, quindi è chiaro che se riusciamo a rimanere illuminati e imbambolati da tutto ciò che la tecnologia dei mezzi di comunicazione ci mette a disposizione non ci sarà sicuramente posto per il Signore. Il terzo elemento è l’offerta il dono di sé agli altri, avviene così la nostra realizzazione  con il dono di noi stessi agli altri; Dio che si dona ad ognuno di noi è un dono di Dio agli altri,  non siamo dei rivali e non possiamo giocare al protagonismo a chi è il primo della classe, allora durante la consacrazione sulla patena mettete, offrite i vostri guai, le vostre malattie, le vostre molestie della vita, la disoccupazione, le vostre preoccupazioni quotidiane offritele al Padre che sa di cosa avete bisogno. Dal dono di sé agli altri si passa alla Consacrazione al Sacrificio ( dal latino Sacrificium ) che vuol dire sacro ufficio ecco quindi siamo chiamati ad esercitare il nostro sacerdozio che ci viene dal battesimo, soffrendo insieme a Gesù quasi a dire sono con il crocifisso, davanti alla croce ci sta Gesù e dietro ci sta ognuno di noi quindi sacrificium come offerta gradita a Dio senza macchia e senza difetti;  il Battesimo mi ha fatto Re, Sacerdote e profeta e insieme a Gesù io esercito questo sacerdozio comune . Quindi togliamoci  dalla mente e dalla bocca le frasi: Vado ad ascoltare la Messa, vado a sentire la messa, ad esempio i toscani ,sbagliando ,dicono vado a prendere la Messa come se si andasse a prendere un treno o un pullman; toglietevi queste espressioni dalla testa perché voi venite ad esercitare il vostro sacerdozio che viene dal battesimo e venite a celebrare la vostra offerta a Dio e il vostro rendimento di grazia a Dio, quindi veniamo a dire grazie a Dio nostro Padre, che nonostante tutte le malattie, tutte le disgrazie, tutti gli attentati, noi ti siamo lo stesso fedeli, siamo ancora e vivi e possiamo ancora dare il noi stessi agli altri, ecco per questo dobbiamo rendere grazie. Quindi dal sacrificium passiamo alla comunione, l’Eucaristia mi deve portare ad essere pane spezzato per gli altri, uscendo dalla Chiesa tutti gli elementi che ho vissuto : l’accoglienza, l’ascolto, il dono, la comunione li devo mettere in pratica. In merito a ciò Don Tonino Bello al termine di una celebrazione Eucaristica invece di dire la “ Messa è finita andate in pace “ ebbe a dire “ la pace è finita ora andate a celebrare l’Eucaristia fuori “, questa fu una battuta che suscitò scalpore e qualche malumore ma sicuramente il vescovo don Tonino Bello aveva perfettamente ragione.

Allora guai alle celebrazioni eucaristiche a vuoto, guai ad  una messa che mi lascia così come sono entrato, perché l’Eucaristia deve essere una scuola di santità,  una scuola di virtù,  una scuola di misericordia e Gesù che è misericordia non esitò a sfamare quella folla. 

Questi sono gli elementi dell’Eucaristia e la Madonna è detta Donna Eucaristica perché  incarna tutti questi elementi e per quel Gesù che ha portato in grembo per nove mesi lei diventa il primo ostensorio, diventa il contenitore del grande contenuto che è il pane disceso dal cielo. Da Maria, Donna Eucaristica, dobbiamo imparare ad essere uomini e donne eucaristici cioè non con l’hobby dell’Eucaristia o con l’hobby dell’adorazione eucaristica o delle celebrazioni eucaristiche. L’Eucaristia deve diventare un’esigenza,  non si può vivere senza, se non incarno l’Eucaristia non sono un vero cristiano, e allora come si può celebrare l’Eucaristia uscendo dalla Chiesa ancora con il cuore pieno di odio, di invidia e di gelosia?, come si può celebrare l’Eucaristia se non parlo con i miei parenti, quando ho tolto il saluto a mio padre o a mio fratello per sciocchezze o stupidaggini?, ciò non è possibile e qui ha ragione San Paolo quando dice:  “ mangiate la vostra condanna “ se non mangiate il pane di vita che vi deve trasformare.

 Oggi il mondo ci sta portando a rimuovere dalla nostra vita la coscienza e l’anima e forse anche il cuore, l’uomo infatti è creato ad immagine e somiglianza di Dio: corpo, cuore e mente; e proprio il cuore e la mente sono i due elementi della divinità che si chiama anima, chiamiamola grazia o coscienza è la stessa cosa. Allora tu uomo che sei chiamato a sviluppare questi tre stadi; corpo, cuore cioè sentimenti e anima cioè coscienza se rimani al corpo sei una bestia non ti elevi e quindi rimuovi gli affetti, rimuovi i sentimenti,  i pensieri, la tua vita diventa solo divertimento, pranzi, vestiti, firme e tutto il resto dove sta? Voglio diventare un animale e non un’ anima che vola come immagine e somiglianza di Dio, allora sono io che mi auto condanno, sono io che mi deprezzo, sono io che invece di crescere voglio restare nano, ecco dove sta il rischio di oggi: l’esaltazione della corporeità e non capire che il corpo è il contenitore   dell’anima e quest’ultima è la parte della nostra divinità perché ,come già detto, siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio. Allora per l’anima cosa facciamo? Neanche il minimo, per questo abbiamo bisogno dell’Eucaristia, abbiamo bisogno del sacramento della riconciliazione, abbiamo bisogno della preghiera perché non siamo bestie..

Quindi fratelli e sorelle vogliamo dare una svolta alla nostra vita, vogliamo anche dare un’alternativa a questo nostro paese vivendo bene l’Eucaristia e mettendola in pratica, fate una mirabile azione sociale cambiando situazioni radicalmente, questa è la Civiltà dell’amore predicata da quel grande vostro Profeta sacerdote di Caltagirone Don Luigi Sturzo il quale nel 1954 ebbe a dire: “ dalla Sicilia bisogna ripartire per una sfida cristiana creando la civiltà dell’amore”, e quando al Papa Giovanni Paolo II gli hanno fatto vedere dove nasceva l’Europa da un isoletta vicino a Trapani si appropriò della frase di Luigi Sturzo e disse:  “mobilitiamo gli animi per risalire dalla Sicilia nel cuore dell’Europa perché un deserto di ateismo sta avanzando, quindi mobilitiamo gli animi per costruire la civiltà dell’amore”.

Questa è la vostra vocazione cari siciliani, dalla Sicilia bisogna ripartire e risalire fino al cuore dell’Europa perché questo deserto di ateismo la sta invadendo, questa è la vostra vocazione e il vostro impegno,  è la verità testimoniata da quel grande profeta di Don Luigi Sturzo e da Giovanni Paolo II che è beato.

Allora rimbocchiamoci le maniche e facciamo in modo che la domenica sia per noi veramente Pasqua cioè novità di vita, mai tralasciare l’Eucaristia domenicale e possibilmente neanche quella feriale perché è una scuola di santità e di umanità. Maria Donna Eucaristica mi chiama ad imitarla a mettere in pratica i cinque elementi che costituiscono l’Eucaristia: Invito e accoglienza, ascolto, offerta di sé agli altri, sacrificio come offerta gradita a Dio senza macchia e senza peccato  e infine comunione nel senso di fare unità, fare forza insieme; pensate se tutte cinque o sei le confraternite si mettessero insieme sarebbero una potenza come una bomba atomica potrebbero insieme cambiare la situazione politica, commerciale, sociale e professionale dalla A alla Z.